NORME ERGONOMICHE UNI EN ISO E BUONE PRASSI SUL PROBLEMA DEL CARICO MENTALE E DELLO STRESS LAVORO-CORRELATO

Premessa

Presso il Ministero dello Sviluppo Economico si è tenuto recentemente un Convegno, organizzato dall’Ente Italiano di Normazione (UNI), per richiamare l’attenzione dei principali stakeholders italiani (economici e istituzionali) sulla normazione tecnica volontaria e sulla sua influenza nella politica economica nazionale. Fra le presenze di Enti ed Istituzioni significative: i Presidenti di UNI, CEI, INAIL, CNA; il Coordinatore delle Professioni Tecniche e politici di Camera e Senato.

Innanzi tutto è stato chiarito che fare normazione significa elaborare e pubblicare documenti, da applicare (su base volontaria), per dare indicazioni su “come fare bene le cose”: sinonimo di “buona pratica”, raccomandata quando è necessario garantire sicurezza, qualità, tutela dell’ambiente e dei consumatori. Attraverso i valori caratteristici della normazione (consensualità, democraticità, trasparenza e volontarietà) è possibile colmare le “carenze” del sistema in aree prive di riferimenti ufficiali, attraverso indicazioni certe e condivise, allo scopo di semplificare il quadro di riferimento regolamentare con opportune integrazioni applicative. Nel fornire metodi e strumenti adeguati per supportare l’innovazione e la competitività sana (nel senso di mantenere comunque la persona al centro dell’attenzione), tali integrazioni hanno consentito un aumento del PIL fino all’ 1% nei Paesi in cui questa cultura si è già consolidata (vedi Germania, Francia, Gran Bretagna).

Il Convegno organizzato da UNI presso il Ministero dello Sviluppo Economico va inteso anche come tentativo di orientare maggiormente le Istituzioni italiane in questa direzione.

1. Chi fa le norme

In Italia, l’UNI-Ente Italiano di Normazione (Associazione privata senza scopo di lucro, riconosciuta dalla Stato e dall’Unione Europea) elabora e pubblica, da circa 100 anni, norme tecniche volontarie. Sono soci UNI: imprese, professionisti, associazioni,
enti pubblici, centri di ricerca, istituti scolastici ed accademici, rappresentanze dei consumatori e dei lavoratori, terzo settore e organizzazioni non governative che complessivamente, alimentano una piattaforma multistakeholder che rende possibile un confronto tecnico interno ed unico a livello nazionale. UNI, rappresenta l’Italia presso CEN e presso ISO (Organizzazioni di normazione europea ed internazionale, rispettivamente) e predispone la partecipazione delle delegazioni nazionali alle attività di normazione sovranazionale, al fine di: Promuovere l’armonizzazione delle norme, necessaria al funzionamento del mercato unico.
– Affermare la specificità del produrre italiano attraverso tecniche ad hoc, in grado di valorizzare esperienze e tradizioni del nostro Paese. Inoltre va sottolineato che, nel caso sia necessario intraprendere un percorso di certificazione di prodotti, servizi, processi o persone (secondo lo stato dell’arte e come risultato della condivisione di tanti esperti nazionali ed internazionali), l’Unione Europea – attraverso il Regolamento CE 765/2008 – ha stabilito che in ogni Stato membro vi sia un solo Ente per l’accreditamento degli organismi di certificazione. Per l’Italia è ACCREDIA che garantisce la certificazione in conformità alle norme UNI.

2. La cogenza delle leggi ela volontarietà delle norme

Per quanto riguarda l’ambiguità fra cogenza e volontarietà, nel cercare una mediazione fra “regola imperativa dell’ordinamento giuridico” e “regola convenuta di comune accordo”, va ribadito il legame stretto fra la
legislazione e la normazione volontaria nel senso che, se vengono richiamate in provvedimenti legislativi, si genera una sinergia che può renderle obbligatorie. In materia di “armonizzazione e normalizzazione”, tale sinergia si apprezza nella coregolamentazione, laddove il legislatore affida alla normazione tecnica (comunque volontaria) il compito di individuare elementi e requisiti finalizzati al raggiungimenti degli obiettivi di legge. Un esempio significativo, da intendersi come espressione di una strategia innovativa ed efficace, è rappresentato dalla legge 4/2013 sulle  “professioni

non regolamentate” mentre, attraverso l’armonizzazione si cerca di uniformare ed integrare le norme nazionali (limitatamente a questioni principali), emanando regole che indichino e soddisfino i soli requisiti essenziali. Si può quindi affermare che l’applicazione delle norme tecniche si integra con la regolamentazione cogente in una logica di semplificazione, efficacia ed efficienza del sistema. Inoltre, è opportuno ricorda- re che il supporto della normazione comporta sviluppo e crescita socio-economica, attraverso il miglioramento della competitività con importanti ricadute a livello di benefici economici. Si è detto che i suoi effetti positivi si possono apprezzare, a livello macroeconomico, nei Paesi in cui questa cultura è già diffusa e consolidata con dati che li quantificano in un intervallo compreso fra 0,3%-0,8% del PIL. In una recente ricerca ISO viene attribuito all’applicazione delle norme tecniche fino al 50% del fatturato aziendale e circa il 10% della redditività delle imprese. Inoltre è interessante apprendere che il maggior vantaggio si ha nelle aziende di modeste dimensioni che hanno individuato nella normazione uno strumento molto fruibile di trasferimento e diffusione della conoscenza.

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